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Trasferimenti di immobili storici agevolati anche per le ipo-catastali
Sui trasferimenti che hanno per oggetto immobili di interesse storico, artistico o archeologico, l’imposta di registro si applica nella misura agevolata del 3%; per quanto concerne, invece, le imposte ipo-catastali, permane un’alea di incertezza dovuta al disallineamento tra il dato letterale della norma e la ricostruzione interpretativa che viene, a tutt’oggi, portata avanti dalla prassi ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.

Il quarto periodo dell’art. 1 della Tariffa, Parte I allegata al DPR 131/86 stabilisce che l’imposta di registro si applica con l’aliquota agevolata del 3%, sempre che l’acquirente non venga meno agli obblighi di conservazione e protezione dei beni.
L’applicazione dell’aliquota agevolata al 3% pu avere luogo anche se l’immobile non risulta gi gravato dal vincolo culturale alla data del trasferimento, a condizione per che la relativa procedura sia in corso e che l’acquirente documenti l’avvenuta apposizione del vincolo entro due anni dalla data di registrazione dell’atto.

La nota II all’art. 1 della Tariffa, Parte I allegata al DPR 131/86 stabilisce, infatti, che:
- ove sull’immobile gi sussista il vincolo, la parte acquirente deve indicare nell’atto gli estremi del vincolo stesso in base alle risultanze dei registri immobiliari (sul punto, si veda per anche quanto prospettato dalla ris. Agenzia delle Entrate 15 febbraio 2008 n. 47);
- ove il vincolo non risulti ancora imposto, la parte acquirente deve presentare, contestualmente all’atto da registrare, una dichiarazione dell’amministrazione per i beni culturali e ambientali, da cui risulti che in corso la procedura di sottoposizione dei beni al vincolo (con revoca dell’agevolazione nel caso in cui, entro due anni dalla data di registrazione dell’atto, non venga documentata l’avvenuta apposizione del vincolo).

In ogni caso, l’acquirente decade dal beneficio dell’applicazione dell’aliquota ridotta al 3% “qualora i beni vengano in tutto o in parte alienati prima che siano stati adempiuti gli obblighi della loro conservazione e protezione, ovvero nel caso di mutamento di destinazione senza la preventiva autorizzazione dell’amministrazione per i beni culturali e ambientali, o di mancato assolvimento degli obblighi di legge per consentire l’esercizio del diritto di prelazione dello Stato sugli immobili stessi” (nota II all’art. 1 della Tariffa, Parte I allegata al DPR 131/86).

Sempre secondo la medesima nota II, l’amministrazione per i beni culturali e ambientali d immediata comunicazione all’ufficio del registro delle violazioni che comportano la decadenza e, in questo caso, oltre alla maggiore imposta, risulta dovuta anche una sanzione pecuniaria del 30% e gli interessi di mora (il termine triennale per l’accertamento, ai sensi del comma 2 dell’art. 76 del DPR 131/86, comincia a decorrere dalla data di ricevimento della predetta documentazione da parte dell’Amministrazione finanziaria).

Con riferimento al parallelo ambito delle imposte ipotecarie e catastali, il DLgs. 347/90 non reca norme agevolative espresse in favore degli immobili di interesse storico o artistico.
Tuttavia, il richiamato decreto legislativo sancisce che le predette imposte si applicano nella misura fissa di 168 euro (anzich nella misura proporzionale del 2% e dell’1%) sugli atti che hanno per oggetto i beni di cui ai periodi quarto e quinto dell’art. 1 della Tariffa allegata all’imposta di registro.
Tale rinvio operato:
- per quanto concerne l’imposta ipotecaria, dalla Nota relativa all’art. 1 della Tariffa allegata al DLgs. 247/90;
- per quanto concerne l’imposta catastale, dal comma 2 dell’art. 10 del DLgs. 347/90.

Posto che i beni di cui al quarto periodo del richiamato art. 1 sono appunto gli immobili notificati di interesse storico o artistico, sembrerebbe conseguirne che su tali immobili le imposte ipotecarie e catastali possano essere applicate nella pi favorevole misura fissa, anzich nella misura proporzionale.
Ci detto, va per sottolineata la contrariet dell’Amministrazione finanziaria a quest’ipotesi.
Per l’Amministrazione finanziaria, ipo-catastali applicate al 2% e all’1%

Infatti, con la circ. 14 giugno 2002 n. 52, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, sugli atti traslativi di immobili di interesse storico o artistico, le imposte ipotecarie e catastali devono comunque essere applicate nella misura, rispettivamente, del 2% e dell’1%. Infatti, nonostante il DLgs. 347/90 preveda espressamente l’applicazione di dette imposte in misura fissa con riferimento agli atti aventi per oggetto i beni di cui al quarto (e quinto) periodo dell’art. 1 della Tariffa allegata al DPR 131/86, e nonostante i beni di cui al quarto periodo del richiamato art. 1 siano appunto i beni immobili di interesse storico o artistico, bisogna comunque considerare che la collocazione di detti beni nel predetto “quarto periodo” conseguenza di una modifica recata al testo dell’art. 1, ad opera dell’art. 7 comma 7 della L. n. 448/1999, per effetto della quale gli immobili di interesse storico o artistico sono slittati dal terzo al quarto periodo, generando cos un difetto di coordinamento normativo comunque non voluto dal Legislatore.

Dato conto del pensiero dell’Agenzia delle Entrate, del quale si condivide peraltro lo spirito, da un punto di vista sostanziale, non si pu comunque fare a meno di rilevare come il disposto normativo sia chiarissimo nel disporre che, sugli atti aventi per oggetto i beni di cui al quarto periodo dell’art. 1 della Tariffa allegata al DPR 131/86 (ossia i beni immobili di interesse storico o artistico), le imposte ipotecarie e catastali vanno applicate in misura fissa.
Ne consegue che, in assenza di opportuni interventi di coordinamento normativo, l’interpretazione resa dall’Agenzia delle Entrate non fa venir meno il chiarissimo disposto delle norme, ragione per cui appare a nostro avviso legittimato il comportamento del contribuente che, sul valore di trasferimento degli immobili di interesse storico o artistico, decida di applicare le imposte ipotecarie e catastali in misura fissa, conformemente a quanto disposto dalle norme vigenti in materia. In altre parole, se l’ignoranza della legge non pu essere opposta, ben diverso il caso in cui l’ignoranza riguardi non gi la legge (della quale si va ad applicare fedelmente il chiarissimo disposto letterale), bens la sua progressiva evoluzione nel tempo e le disarmonie generatesi tra diversi testi normativi per effetto di essa, non sanate dal Legislatore con appositi interventi.
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Posted on 13 Mar 2012 by Administrator
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